Benvenuti nell’epoca del riduzionismo!

Duck_of_Vaucanson

Parliamo ora di un argomento che spesso si nasconde nei discorsi, rimane sottinteso e assai raramente dichiarato in modo esplicito, finendo per apparire come scontato e naturale: il dilagare dell’approccio riduzionista.

Per cominciare, definiamo il riduzionismo e proviamo a tracciarne una sorta di albero genealogico, per comprenderne le origini ed il suo “patrimonio genetico”.

Il riduzionismo si presenta come concetto caro alla filosofia, ma anche alle “scienze pure”, quali matematica e fisica: è una sorta di “paradigma metodologico” per cui nell’indagine saranno da preferire le spiegazioni che coinvolgono il minor numero di fattori possibili e sarà da sfiduciare qualsiasi spiegazione che sembra fuoriuscire dall’immediata immanenza.

Aggiungiamo che il riduzionismo va a braccetto col materialismo: l’indicazione che il riduzionismo fornisce è quella di guardare al minor numero di enti possibili, e quindi ad una semplificazione radicale della teoria che si sta sviluppando; il materialismo aggiunge che la causa scatenante dei fenomeni va ricercata esclusivamente nella materia, considerata nella sua accezione più oggettiva e “oggettivizzante” possibile.

Il materialismo non è assolutamente figlio della modernità: Democrito, filosofo del V-IV secolo a.C. col suo atomismo viene spesso considerato uno dei capostipiti e sistematizzatori della corrente del materialismo, che è addirittura più antica e fatta risalire ai naturalisti.

Nella contemporaneità dove si colloca il riduzionismo? Esso permea ogni aspetto, ogni teoria in campo scientifico, ogni pensiero in campo filosofico, ma attenzione, si badi bene: ogni teoria o pensiero degni di nota.

Mi spiego meglio: il riduzionismo, assieme al materialismo, suo inseparabile compare, sono diventati una sorta di “indici di verità” e tutto questo è stato assorbito in maniera capillare nel senso comune, determinando una sorta di genuino rigetto per le spiegazioni al fenomeno che, anche solo in minima parte, fuoriescono dall’asfissiante regno del riduzionismo.

Ma qui si potrebbe obbiettare: non si tratta di una fiducia cieca nel riduzionismo, perché i risultati di tali teorie si dimostrano spesso corretti.

Un esempio su tutti è l’approccio riduzionista/materialista della filosofia della mente per cui la mente non può esistere separata dal corpo, la mente può essere studiata nei suoi tratti di base in riferimento all’attività comportamentale e neuronale e qualsiasi psicologia è una scienza un tantino vaneggiante.

Un approccio del genere ha condotto a scoperte assai importanti per cui l’oggetto fisico, il cervello si comincia a conoscere sempre un po’ di più, sia nel suo aspetto “topografico” che nel funzionamento. Ma il riduzionismo spiega molto spesso ed in maniera sufficientemente efficace la sintomatologia; riguardo all’ontologia, ovvero guardando all’essenza dell’oggetto delle sue speculazioni, però assume quasi una cieca fiducia paradigmatica.

Stiamo attenti a non confondere l’approccio riduzionista -applicato a qualsiasi fenomeno di qualsiasi natura esso sia – come garanzia di presenza della verità assoluta, ma soltanto relativa.

Il riduzionismo dilaga e lo si nota chiaramente: ma c’è un avversario che si contrappone a questo suo tentativo di dominio assoluto? Fin dalle sue origini, il riduzionismo è stato sfidato a duello dal pensiero metafisico: Platone e Aristotele si possono collocare nel fronte anti riduzionista, i due capisaldi dell’intero pensiero occidentale.

N. B.: Stiamo attenti a non confondere metafisico e spirituale tra loro, rendendo quindi l’atteggiamento metafisico del tutto impraticabile per lo studio scientifico inteso nel senso squisitamente moderno!

Il campo dello spirituale e quello della metafisica si possono compenetrare, ma la metafisica da relazionare alla scienza è un altra: è quel movimento del pensiero che tende ad indagare i fondamenti essenziali, riconoscendo che per fare questo si deve superare il dato sensibile e il dato esperienziale.

Come si può cogliere chiaramente una posizione così è scomoda, spesso non risolve interrogativi ma ne apre altri mille. Ma soprattutto, una posizione del genere certo non gioca a favore di quello che noi chiediamo alla scienza, ovvero progresso e concretezza. E sta pure ad indicare quello che noi spesso vogliamo dimenticare, ponendo la scienza come autorità sovrana il mondo: l’ignoto ed il mistero che ci circondano, e che, nonostante il progresso, sono lungi dall’essere eliminati.

La scienza è prodotto umano, perciò fallibile: una frase assai scontata, ma a cui spesso non si dà il giusto peso. La scienza è da porsi sotto e sopra all’uomo, emerge dall’uomo e sommerge l’uomo.

Il riduzionismo è una scelta di paradigma – una soltanto tra le tante possibili -, una scelta metodologica di direzione che la scienza, quella più autorevole e influente, ha intrapreso da un paio di secoli, che conduce a risultati ma che talvolta riesce a dare spiegazioni solo soddisfacenti, e non complete.

Non si tratta di scartare un paradigma a favore dell’altro, ma di conciliarli per quanto possibile, anche solo per esplorare a livello teorico tutto lo spettro di scenari che ci si parano davanti, senza escluderli per quella che ormai sembra essere sempre più una scelta di principio.

 

B. G.

 

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Pubblicato da

il Leibniz

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