La più grande bufala di tutti i tempi: le due culture

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Nota: tutte le citazioni, le generalizzazioni e gli assoluti presenti in questo articolo derivano direttamente dal celebre saggio Le due culture di Charles Percy Snow.
La verità va esagerata perché risulti credibile – Fuster

Classica scena da studenti:
siete invitati a cena da qualche vostro amico. Alcune delle persone presenti le conoscete, altre no.
Voi studiate una disciplina scientifica, e altri studiano discipline umanistiche.
Oppure voi studiate una disciplina umanistica, e altri studiano discipline scientifiche.
Occhiate di diffidenza.
“Tu cosa studi?”
Risposta.
“Ah, bello.”
L’umanista mette sul tavolo una di quelle note frasi o citazioni, che nella sua testa non possono che accendere un’animata discussione.
Lo scienziato s’annoia.
Lo scienziato fa notare che l’umanista fatica ad aprire una bottiglia di vino col cavatappi.
L’umanista si irrita.
L’umanista e lo scienziato escono dalla casa: uno va a destra, l’altro a sinistra.

 

Familiare?

Questo è solo uno sciocco esempio di un grande problema:

quello della separazione tra scienze e cultura umanistica.

Ogni rapporto ha caratteristiche comuni, indipendentemente dal fatto che sia un rapporto d’amicizia, d’amore, un rapporto lavorativo o, come in questo caso, il rapporto tra due discipline, due approcci al reale.

Tutti noi cerchiamo rispetto.
Ma gli scienziati, che pretendono di mostrare una visione oggettiva del mondo e della natura, tendono a snobbare le discipline umanistiche e in particolar modo la letteratura.
Attenzione: vengono ripagati con la stessa moneta. L’atteggiamento dei letterati non è meno ostile nei loro confrontila cultura a-scientifica tende a trasformarsi molto facilmente in anti-scientifica (anche se spesso non lo si vuole ammettere!).

Trent’anni fa le due culture non si rivolgevano la parola, ma almeno si sorridevano freddamente. Ora la cortesia è venuta meno, e si fanno le boccacce

 Tutti noi vogliamo essere ascoltati.
Molti scienziati considerano una perdita di tempo leggere Dickens.
D’altra parte i letterati, che dichiarano di non poter credere all’ignoranza letteraria degli scienziati, non sono in grado di illustrare la seconda legge della termodinamica (la legge fisica che definisce i rapporti tra calore e lavoro). [Vedete! Ho dovuto specificarlo!]

 Tutti noi vogliamo fiducia.
Ma come può esserci se mancano il rispetto e la comprensione, come può esserci in un clima di totale disinteresse?

 Pensate che questa situazione non vi riguardi da vicino? Sbagliate.

Anche tra gli studenti è possibile ravvisare questa ostilità: i giovani scienziati sentono di far parte di una cultura in ascesa, e quindi guardano dall’alto in basso gli studenti delle materie umanistiche, considerati portavoce di una cultura desueta. In questo, sono forti della consapevolezza che con una laurea mediocre otterranno un posto (e una paga) migliore rispetto ai loro coetanei e colleghi di Lettere, di Storia o di Filosofia, i quali, anche con una laurea conseguita a pieni voti, saranno fortunati se guadagneranno i due terzi del loro stipendio.
Naturalmente la stessa ostilità sta anche dall’altra parte, anche gli umanisti guardano dall’alto in basso gli scienziati, anche se su un terreno diverso: un terreno culturale, intellettuale, spirituale… e chi più ne ha più ne metta!

Eccellenti studiosi, sia da una parte che dall’altra, urlano al mondo: “Uniamoci!”.

Ma, allo stato attuale, gli sforzi per mettere in atto questa unione sono davvero sufficienti? È sufficiente nominarsi a vicenda di tanto in tanto?

Probabilmente no.
L’integrazione deve avvenire ad un livello più vasto perché

una volta creatasi una frattura culturale, tutte le forze sociali operano a renderla non meno, ma più rigida”.

La frattura tra le due culture affonda le sue radici sia nel funzionamento della nostra struttura sociale, sia nel nostro sistema educativo.

Guardare in avanti, verso il futuro di divisione che ci si prospetta nel futuro, è piuttosto desolante. Pertanto proviamo a guardare indietro, guardiamo quant’era forte il legame tra scienza e umanismo nel passato.

Lo vedete? Là?

C’è Cartesio, con il piano cartesiano da un lato, e la ghiandola pineale dall’altro. Ecco Galileo Galilei: le grandi scoperte astronomiche da un lato, la concezione matematica della natura dall’altro. Aristotele scrive e, la sua penna, finita la Fisica, procede senza sosta verso la Metafisica. Nello studio di Leonardo ci sono dipinti e progetti. Talete progetta un ponte, ma non si dimentica dell’acqua che ci sta sotto.

E come non citare Leibniz: il calcolo infinitesimale da una parte, la monadologia dall’altra.

Un dato di fatto c’è: a causa della velocità di nuove scoperte e di ricerche scientifiche non è più possibile possedere una conoscenza totale sia in ambito scientifico che umanistico.
Proprio per questo si rende necessaria una certa collaborazione!
Qualcosa di più di una convivenza pacifica: può esserci amicizia, attenzione, ascolto e, soprattutto, discussione.

Dire che scienza e lettere sono due universi separati è semplicemente

LA PIÙ GRANDE BUFALA DI TUTTI I TEMPI.

Signore e signori:

la scienza non spiega tutto!

E sì, dico anche questo, nemmeno la filosofia spiega tutto.

A.B.

Per verificare e approfondire
Percy snow, Le due culture, Marsilio, Padova 2005

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Pubblicato da

il Leibniz

Contattateci liberamente! ilLeibniz.redazione@gmail.com

2 pensieri su “La più grande bufala di tutti i tempi: le due culture”

  1. Ciao Leibniz, post alquanto divertente sulla contrapposizione tra “giovani scienziati” e “giovani umanisti”. Purtroppo la frattura è tremendamente reale, e temo oramai insanabile, anche se condivido il tuo auspicio ad una pacifica collaborazione.
    Tornando ai tuoi esempi, vorrei aggiungere come primo chimico Eraclito, e qui, con rispetto parlando, correggo l’enunciazione del secondo principio della termodinamica da te menzionato. Il II principio si occupa del disordine/entropia dell’universo affermando il suo continuo incremento nel tempo, con implicazioni importantissime per quello che sono, a livello pratico, la possibilità di determinate reazioni chimiche (ma non solo). Il primo principio è quello che enuncia l’equivalenza tra calore e lavoro, indicando nella costanza energetica il punto di equilibrio e trovando tra i tanti punti applicativi/pratici “la governabilità” delle macchine che appunto trasformano calore in lavoro, pur restando immutato il bilancio energetico. Bel post comunque, e complimenti.

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