La nostra realtà è virtuale

realtà virtuale

Ebbene sì! Sembra che Matrix non sia solo un film: viviamo in una realtà virtuale.

A dimostrarcelo sono la fisica quantistica, i fotoni e l’esperimento della doppia fenditura, con una piccola modifica.

L’esperimento della doppia fenditura è uno degli esperimenti che stanno alla base della meccanica quantistica e dimostra la doppia natura della materia, che può essere sia onda, sia particella. Venne realizzato per la prima volta nel non lontanissimo 1961 a Tubinga, in Germania da Claude Jonsson; si inserisce una barriera opaca con una doppia fenditura tra una sorgente di fotoni – o elettroni-, ed una lastra fotografica: sulla lastra di notano in un primo momento dei punti luminosi isolati, indicativi della natura corpuscolare; in secondo momento questi punti formano una serie di frange di interferenza, che dimostrano la natura ondulatoria della materia.

slitelettroni

Ma vi è un aspetto ancora più misterioso: non è possibile capire da che fessura è passato il fotone/elettrone e solo se non si cerca di misurare o determinare che percorso compie, allora si registrano le figure di interferenza; altrimenti, il nostro timido elettrone si comporta solo come corpuscolo.

Ok, fin qui è chiaro: la materia presenta una natura di onda e di particella. Quello che non è chiaro è che cosa determina il presentarsi della materia in una o nell’altra modalità. Dobbiamo attribuire un grado di “intelligenza” alla materia? O siamo noi, osservatori dell’esperimento, ad interagire del tutto involontariamente con la materia, permettendole di presentarsi come onda o come corpuscolo?

A tentare di rispondere a queste domande ci ha pensato John Wheeler, un fisico statunitense che a partire dagli anni Settanta elabora l’ “esperimento della scelta ritardata”, una serie di esperimenti mentali – per capire se i nostri fotoni/elettroni riescono a percepire l’apparato di misurazione. Secondo Wheeler ciascun fotone “decide” se presentarsi come onda o corpuscolo per poi cambiare, e mutarsi nel suo opposto quando si avvicina all’apparato di misurazione. Da tenere comunque presente vi è uno dei capisaldi della fisica quantistica: tutti i fenomeni quantistici sono in uno stato di i indefinitezza fino al momento della misurazione. Una volta giunto a tali conclusioni, Wheeler indaga sulle modalità del tempo in cui il fotone passa da una condizione all’altra.

Con l’esperimento della scelta ritardata, si cerca di comprendere anche come e quando l’osservatore è in grado di influenzare i comportamento della materia che sta osservando. Man mano che passano gli anni, la tecnologia strumentale si fa sempre più avanzata; l’esperimento di Wheeler viene messo a punto nella pratica e ripetuto con strumenti sempre più sofisticati ma il risultato pare essere sempre lo stesso: l’osservatore determina il collasso delle funzioni d’onda che una particella presenta, “obbligandola” a scegliersi in uno dei suoi stati. L’osservazione della materia, la sua misurazione, determina quindi il suo “fissarsi” nella realtà.

Un esempio, su scala macroscopica: immaginiamo di osservare la nostra cucina. Bene, ora giriamoci fino a dare le spalle alla cucina: in questo momento, gli atomi di cui la cucina è composta si trovano in uno stato di indeterminazione per cui sono ancora presenti tutte le possibilità che la materia possiede. Se mi volto, ritrovo la cucina così come l’avevo vista prima. In termini tecnici, le particelle escono dallo stato di non-oggettività in cui si trovavamo, andando a stabilizzarsi.

Per alcuni fisici, come Thomas Campbell non ci sono più dubbi: l’esperimento di Wheeler  e i risultati positivi ottenuti nella fase di verifica, stanno a dimostrare la natura virtuale della realtà. Ma si spinge oltre: assumendo fino in fondo tutte le conseguenze di ciò, Campbell afferma che tutta la realtà materiale che ci circonda è virtuale e noi, in quanto corpi non facciamo eccezione. Ma dove sta il fondamento della realtà? Secondo Campbell il fondamento è da ricercarsi nella coscienza, unica realtà in mezzo ad un mondo di “illusione virtuale” – una metafora che funziona bene è quella del giocatore: il videogame rappresenta la realtà che vi circonda proprio ora che state leggendo questo articolo, l’avatar siete voi, corpi e cervelli pensanti ma il vostro vero io, l’io cosciente, è altrove.

Ovviamente si tratta di un’interpretazione radicale quella di Campbell, assai messa in discussione, ma che apre le porte agli scenari più impensabili e fantascientifici – sempre che di fantascienza si possa ancora parlare.

B. G.

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il Leibniz

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